La Civiltà Nuragica

Durante l’Età del Bronzo, l’età degli eroi delle antiche civiltà mediterranee, un popolo radicato in Sardegna da millenni costruì migliaia di monumenti ciclopici in pietra, i nuraghi. Circa quattro secoli (1600-1200 a. C.) di frenesia costruttiva, crescita demografica, colonizzazione del territorio e sviluppo agricolo, crearono un paesaggio fortemente disboscato e sfruttato, costellato di piccoli e grandi nuraghi.

Questi edifici polifunzionali svolgevano un ruolo di centri di coordinamento, soprattutto per la concentrazione e redistribuzione dei prodotti, e formavano una fitta rete organizzata in distretti con diversi livelli gerarchici. In effetti i nuraghi conservarono un ruolo importante nello sfruttamento del territorio fino ad epoca medievale e moderna. Continua...

I nuraghi arcaici sono tozzi e bassi, inizialmente senza camere ma con corridoi e nicchie; in seguito si sviluppano camere embrionali ellittiche o rettangolari. Un esempio è la camera ellittica al piano terreno del nuraghe Òrgono di Ghilarza (circa 7 km dal nuraghe Losa sulla S.S. 131 DCN verso Nuoro, ma facilmente raggiungibile dalla vecchia strada Ghilarza - Sèdilo).

La tholos o falsa cupola composta da anelli di pietra sempre più stretti dalla base alla sommità, fu la grande invenzione degli architetti nuragici, che diede ai nuraghi classici la loro caratteristica forma di torri troncoconiche. Questa ingegnosa semplificazione consentì sia la costruzione in serie di nuraghi semplici a una sola torre, sia lo sviluppo di monumenti complessi con più torri e con più camere al piano terreno e su uno o più piani sovrapposti.

La proliferazione dei nuraghi sul territorio fu accompagnata dalla costruzione degli insediamenti e delle tombe collettive, che sono chiamate “tombe dei giganti” perché le camere allungate a galleria megalitica ricordano la tomba di un individuo gigantesco.
Oltre al grande nuraghe Losa, nel territorio di Abbasanta si possono visitare facilmente il nuraghe semplice Zuras (distante circa 5 km sulla strada per Santulussurgiu) e la “tomba del gigante” di Su Pranu (circa 3,5 km dal nuraghe Zuras, accanto alla strada comunale di Bonorchis).

Durante l’ultima fase dell’Età del Bronzo (circa 1200-930 a. C.) i nuraghi e le “tombe dei giganti” non si costruivano più; inoltre la Sardegna nuragica attraversò un periodo di crisi e trasformazione, che non era dovuto a invasioni o disastri naturali ma al fatto che il sistema di proliferazione dei nuraghi non era più sostenibile per ragioni economiche e sociali.
In quel periodo e soprattutto durante la Prima Età del Ferro (circa 930-730 a. C.), intorno agli antichi nuraghi o a distanza da essi gli insediamenti divennero molto più estesi. Nuovi tipi di sepolture collettive e individuali si svilupparono. Soprattutto esplose il culto dell’acqua, che era iniziato da pozzi e fonti già esistenti e che diede origine ai santuari organizzati. Uno dei più conosciuti è l’insediamento e santuario di Santa Cristina di Paulilàtino (circa 9 km dal nuraghe Losa sulla S.S. 131 per Oristano).
Nei templi raffinati le élites sociali emergenti mettevano in mostra la loro ricchezza e potere. Vi era una gran quantità di offerte votive, soprattutto statuette in bronzo che rappresentavano capi, guerrieri, uomini e donne di alto e basso livello sociale, animali, oggetti rituali, riproduzioni di barche e infine modellini degli antichi nuraghi che erano diventati simboli di identità. Modelli di nuraghi e statue di guerrieri, arcieri e “pugilatori” affollavano la necropoli di Mont’e Prama nella regione del Sinis, presso Cabras.
Nonostante l’apparente compattezza sociale e culturale, durante questi periodi diventarono più evidenti i limiti strutturali del sistema rurale, che era troppo frammentato e incapace di competere coi sistemi urbani che si diffondevano in tutto il Mediterraneo. In questo modo la civiltà nuragica si dissolse in un nuovo ciclo storico. Autore dei testi: Dott Alessandro Usai

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